Modelli alternativi e “leggeri” di costruzione di comunità virtuali

Leggiamo un po’ ovunque che l’avvento di Internet ha scombussolato equilibri considerati ormai consolidati da secoli come ad esempio:

Copyright e censura

dal XVI secolo la censura è un'attività ufficiale dello Stato

Le prime normative sul diritto di copia (copyright) furono emanate dalla monarchia inglese nel XVI secolo con la volontà di operare un controllo sulle opere pubblicate nel territorio. Col diffondersi delle prime macchine automatiche per la stampa, infatti, iniziò ad affermarsi una libera circolazione fra la popolazione di scritti e volumi di ogni argomento e genere. Il governo, poiché la censura era all’epoca una funzione amministrativa legittima come la gestione della sicurezza pubblica, avvertì il bisogno di controllare ed autorizzare la libera circolazione delle opinioni.[2] Ragion per cui fondò una corporazione privata di censori – la London Company of Stationers (Corporazione dei Librai di Londra) – i cui profitti sarebbero dipesi da quanto fosse stato efficace il loro lavoro di censura filo-governativa.[2]
  • Il livellamento delle possibilità di comunicazione anche per soggetti economicamente deboli

La coda lunga

La coda lunga presenta implicazioni destinate a influenzare la cultura e la politica. Ove i costi di magazzino e distribuzione sono elevati, vengono venduti solo i prodotti più popolari. Ove al contrario la coda lunga funziona, i gusti delle minoranze vengono soddisfatti e gli individui hanno maggiore possibilità di scelta. Nelle situazioni in cui la popolarità è determinata dal minimo comun denominatore, un modello a coda lunga può generare un miglioramento del livello culturale della società. (…)
Prima che questo nuovo modello abbia modo di avviarsi, generalmente il mercato offre solo i prodotti più popolari. Quando i costi di magazzino e distribuzione diminuiscono, il ventaglio dei prodotti disponibili aumenta sensibilmente. Questo fenomeno, a sua volta, può provocare la riduzione della domanda per i prodotti di maggiore popolarità.
 
 

La potenza della massa (crowd)

La mente del pianeta

Altre implicazioni impensabili prima dell’avvento di Internet:

Le community “leggere”

Già di per se queste quattro righe sarebbero sufficienti per stimolare (per chi già non l’abbia fatto individualmente) l’intelligenza di chi legge e fargli capire il perchè il WEB sia stata una innovazione prima ancora che tecnologica ed economica, sociale di portata probabilmente superiore a tutte le rivoluzioni economiche e sociali precedenti.
Stiamo ora assistendo grazie a SecondLife, Facebook ed altri mondi virtuali alla costruzione di un nuovo modello di aggregazione e di condivisione del sapere che io definirei “comunità virtuale leggera”.
Questo genere di community ha le seguenti caratteristiche:
  • Non ha una definizione formale definita (non ha statuto, regolamento, personalità giuridica)
  • Chi vuole può aggregarsi o separarsi senza formalità (tipicamente schiacciando un bottone di “Join” su una pagina web) o addirittura partecipare in maniera inconsapevole cliccando un “mi piace” dall’aria innocua
  • Non sono richieste specifiche competenze e chi si iscrive può entrare in contatto con persone super esperte e comunque commentare e lasciare la propria opinione (cfr anche adhocrazia: http://www.qualitiamo.com/miglioramento/adhocrazia/adhocrazia.html)
  • Non hanno un riferimento definito nella vita reale e i partecipanti si esprimono spesso usando dei nick in luogo della propria identità reale
  • Non è prevista una esplicita censura o validazione sui contributi (che possono quindi anche essere errati o inquinati dolosamente)
  • Non esistono degli “inner circle” di iniziati che hanno potere superiore ai neofiti
  • Non hanno fini di lucro, anche se spesso queste community producono risultati (nell’ottica presentata prima) di valore economico misurabile.

La primavera araba

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Facebook è l’esempio più illuminante di come si possono formare queste community che molto spesso riescono ad essere trasversali anche quando si occupano di politica e di argomenti scottanti. Un esempio che è stato sotto gli occhi di tutti sono state le comunità leggere sviluppatesi durante i recenti fermenti nell’area africana cosiddetta “Primavera Araba” http://en.wikipedia.org/wiki/2010%E2%80%932011_Middle_East_and_North_Africa_protests o in italiano http://it.wikipedia.org/wiki/Proteste_nel_Nord_Africa_e_Medio_Oriente_del_2010-2011.
Anche se secondo molti osservatori Twitter e Facebook non sono stati il motore primo nè la causa di questi fermenti, è scontato osservare che ne siano stati uno strumento di autocoordinamento molto importante, tant’è che i vari governi hanno cercato coscientemente di oscurato l’uso di Internet (es. http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/africaandindianocean/egypt/8288163/How-Egypt-shut-down-the-internet.html).

E la primavera di SL Italia

Tornando invece ai mondi virtuali che ci sono molto più vicini non possiamo non aver notato nelle ultime settimane che un articolo malscritto di vogue http://www.vogue.it/people-are-talking-about/e-davvero-troppo/2011/05/in-morte-di-second-life ha inizialmente scatenato una “feroce reazione” critica costruttiva di molte persone che vivono su SecondLife, ma anche gli interventi di personaggi che hanno scritto sciocchezze irriferibili. Ma il punto è che anche qui la “primavera di SL Italia” si è consumata a partire da un iniziale “mi piace” segnalazione su Facebook che ha fatto scatenare in poche ore una autentica valanga di commenti (fino addirittura all’inseguimento “virtuale” di “orde di avatar inferocite” nella pagina blog della scrittrice su FB). Ma il risultato netto è che si è costituita autonomamente ed anarchicamente una di queste comunità leggere virtuali prima descritte che ha preso il nome di “Tribù Italia” http://www.facebook.com/home.php?sk=group_128872290520722 e dove varie persone stanno pubblicando dozzine di interventi giornalieri che il più delle volte risultano propedeutici ad attività concrete SIA nel mondo virtuale CHE nella realtà effettiva.
Altri esempi di community leggere che ho osservato nascere (anche perchè coinvolto in prima persona) su SecondLife sono state:
Salahzar Stenvaag
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2 Responses to Modelli alternativi e “leggeri” di costruzione di comunità virtuali

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  2. Pingback: I problemi dell’OpenSource, un esempio interessante… « VIRTUAL WORLDS MAGAZINE

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